sabato 16 luglio 2011

Ponte nelle Alpi anche per il 2011 si conferma Comune più riciclone d'Italia

Riportiamo per intero l'articolo presente sul sito di questo "piccolo Comune" , ma con un grande cuore ambientale.

Per il secondo anno consecutivo è Ponte nelle Alpi il Comune più Riciclone d’Italia

È Ponte nelle Alpi il comune più Riciclone d’Italia!

Da quando esiste il Premio dei Comuni Ricicloni non era mai successo che un Comune per due anni di seguito fosse proclamato il “migliore Comune d’Italia”

Ponte nelle Alpi, infatti, come nel 2010, si piazza al 1° posto assoluto al premio dei Comuni Ricicloni 2011, il più ambito concorso della categoria promosso da Legambiente e patrocinato dal ministero dell’Ambiente.

La giuria composta dai rappresentanti dei Consorzi di recupero degli imballaggi da Feder Ambiente dall’Anci ed altri ha scelto tra 1290 comuni italiani in gara non solo in base alla percentuale di raccolta differenziata raggiunta, dato che vede Ponte nelle Alpi svettare su tutti superando l’86,4%, ma anche attribuendo un indice di buona gestione valutato in 87,76 che valuta l’effettivo recupero dei materiali raccolti, l’efficacia e la qualità del servizio.

Efficienza, un servizio impeccabile e puntuale, un ecocentro gestito con grande accuratezza, costi di gestione contenuti e tariffe che premiano i comportamenti dei cittadini più virtuosi, educazione ambientale nelle scuole, la determinazione dell’amministrazione e soprattutto la voglia condivisa di fare la cosa migliore per la propria comunità: ecco la ricetta che ha portato Ponte nelle Alpi stabilmente al vertice nazionale.

Riciclare significa anche contribuire a ridurre le emissioni in atmosfera; la giuria ha calcolato che le emissioni di C02 evitate da ogni cittadino di Ponte nelle Alpi nel 2010 grazie alla raccolta differenziata e al relativo recupero di materiali, è di ben 105.1 Kg. Si può ben dire che a Ponte nelle Alpi ognuno, con piccoli gesti quotidiani, fa la sua parte per rispettare gli obiettivi di Kyoto.

Il premio è stato ritirato a Roma dal Sindaco Roger De Menech, dall’Assessore all’Ambiente Ezio Orzes e dal direttore della Ponte Servizi srl Stefano Triches, società del comune che gestisce il servizio. Sul palco anche tre operatori del servizio: Stefano Bortot, Giuseppe Prest e Giuseppe Rutigliano, a sottolineare ilhttp://www.blogger.com/img/blank.gif lavoro corale che ha caratterizzato l’esperienza pontalpina.

L’eccellente risultato riempie di orgoglio l’amministrazione comunale, il personale della Ponte Servizi srl che vede premiato il lavoro, l’impegno e l’entusiasmo dedicato all’ottima gestione del servizio, e soprattutto i cittadini di Ponte nelle Alpi veri protagonisti di questa rivoluzione culturale guardata con ammirazione dall’Italia intera.

Brava Ponte nelle Alpi!
comune.pontenellealpi

mercoledì 7 maggio 2008

Morire d'incenerimento in Francia

morire d'incenerimento in Francia
IL BLOG DI STEFANO MONTANARI - mercoledì 07 maggio 2008

giovedì 11 ottobre 2007

Inquinamento acustico e qualità dell'aria a San Cesareo

sabato 14 luglio 2007
Il Comitato “la Torraccia” nasce dalla volontà di un gruppo di cittadini di San Cesareo, paese situato a sud della Capitale che conta circa 12.000 abitanti, che hanno avuto la sventura di vedersi costruire in prossimità delle proprie abitazioni e strutture commerciali (molto in prossimità), una serie di viadotti lungo il tratto autostradale (km 575) Fiano – San Cesareo, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita : aumento dell’inquinamento dell’aria e del rumore.Disagi amplificati durante i periodi estivi, dovuti ad intenso traffico, molto più accentuati dall’apertura delle finestre, nonché del grave danno economico dovuto alla perdita di valore degli immobili.Esistono tante soluzioni per ridurre il rumore provocato dai mezzi circolanti (nuovi pannelli assorbenti ) , asfalto fonoassorbente. Anche la creazione di una stazione per il monitoraggio dell’aria sarebbe importante.Sistemare nel tratto in questione degli autovelox potrà far aumentare gli introiti e la perdita di punti degli automobilisti, ma l’inquinamento dell’aria e il rumore rimarranno gli stessi.Tenere le finestre chiuse anche d’estate …………… ? La società Autostrade risponde :1) .....Dai calcoli acustici effettuati, le barriere attualmente presenti mostrano di offrire una buona protezione a molti dei ricettori localizzati nell'area, tuttavia - probabilmente per le ragioni da Lei indicate - alcuni di essi sono esposti a livelli di rumore ancora elevati.Per questi al momento stiamo prevedendo degli interventi diretti attraverso la sostituzione (ovviamente a titolo gratuito) delle finestre con infissi isolanti autoventilati.2) .....completiamo la nostra risposta informandoLa che, rispettivamente dal 2003 e dal 2004,la carreggiata Nord e quella Sud dell'A1 al km 575 sono equipaggiate conpavimentazione drenante fonoassorbente.Definizione di inquinamento acustico: l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo o dell'ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi (Legge quadro 447/95)Sono di competenza dei comuni, secondo le leggi statali e regionali e i rispettivi statuti:a) la classificazione del territorio comunale secondo i criteri previsti dall'articolo 4, comma 1, lettera a);b) il coordinamento degli strumenti urbanistici già adottati con le determinazioni assunte ai sensi della lettera a);c) l'adozione dei piani di risanamento di cui all'articolo 7;2. Al fine di cui al comma 1, lettera e), i comuni, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, adeguano i regolamenti locali di igiene e sanità o di polizia municipale, prevedendo apposite norme contro l'inquinamento acustico, con particolare riferimento al controllo, al contenimento e all'abbattimento delle emissioni sonore derivanti dalla circolazione degli autoveicoli e dall'esercizio di attività che impiegano sorgenti sonore Legge quadro 447/95 Legge regionale Lazio 3 agosto 2001, n° 18 .foto 1 2 3 4 5 6 7 8 9

Rifiuti in Campania

sabato 14 aprile 2007
San Nicola La Strada(Ce), è uno dei quattro Comuni della Campania interessati alla discarica LO UTTARO. Il nuovo ECOMOSTRO, stà nascendo alle porte di Caserta ed interesserà circa 200.000 persone………… http://www.youtube.com/watch?v=VBf39AqwLos……Di chi è la colpa? In giro per la Campania ci sono pulman che visitano le bellezze di questa stupenda Regione, altri invece portano a spasso corrispondenti di tutto il mondo in un giro turistico definito SPAZZATOUR……http://www.youtube.com/watch?v=CPbDwrWh49g&mode=related&search=

Inquinamento delle coste :CALABRIA

giovedì 29 marzo 2007
Per garantire la salute dei bagnanti, in tutte le regioni d’Italia, di questi tempi vengono resi noti i tratti di spiaggia interessati dalle ordinanze comunali di divieto di balneazione.In molte regioni si è già provveduto e, prima dell’apertura della stagione balneare prevista tra aprile ed il primo maggio 2007, i cittadini interessati e da ogni parte della Terra, leggeranno i risultati delle analisi delle acque di balneazione pubblicati ed aggiornati in tempo reale sui rispettivi portali web delle Arpa (Agenzie regionali protezione ambiente).E in Calabria, qual è lo stato di salute del mare? Quali interventi sono stati adottati e cosa si sta facendo per eliminare o ridurre inquinamento ed erosione sui 715,7 chilometri di coste della regione? Su quanti e quali tratti saranno posti i divieti di balneazione?Il PATRIMONIO COSTIERO CALABRESE è di 715, 7 KmLa lunghezza delle spiagge balneabili della Calabria è superiore a quella complessiva delle sette regioni Friuli, Veneto Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata, bagnate dell’Adriatico e Jonio.In pratica, la sola provincia di Cosenza dispone di una quantità di Km di spiagge balneabili superiore a quella che possono offrire insieme tre regioni come il Veneto, la Basilicata e le Marche. E così la provincia di Reggio Calabria da sola dispone di una quantità di spiagge di molto superiore a quella che dispongono insieme la regione Emilia Romagna ed il Friuli Venezia Giulia.“...il mare non è stato sinora considerato una risorsa ma una discarica che tutti possono utilizzare pur di risparmiare soldi pubblici e privati.” Relazione Corte dei Conti 2004.Situazione balneazione CALABRIAhttp://www.arealocale.com/default.asp?action=article&ID=2288http://www.lametropolis.it/amicidellaterra.htm

Salviamo il Pianeta

sabato 17 marzo 2007
Nei giorni scorsi, alcune regioni del nord, hanno firmato un’accordo contro lo smog, lodabile iniziativa, sicuramente! Tuttavia è sufficiente “il sacrificio” di venti milioni di persone per arrestare l’aumento dell’emissione dei gas serra, calcolando che la popolazione mondiale ha raggiunto i 6,6 miliardi di abitanti? È così fantascientifico pensare che tutto il pianeta possa fermarsi per un giorno? "Le emissioni di gas serra, purtroppo, sono calate solo nei Paesi dell'ex blocco comunista per il crollo della loro economia, mentre altrove crescono e anche in maniera significativa. In testa il Canada, con un + 30 per cento rispetto ai livelli del 1990, seguito da Stati Uniti con un + 15,7 per cento, Italia a + 12, 3 per cento e Giappone a + 7,7 per cento" .

INCENERITORI E NANOPATOLOGIE

mercoledì 21 febbraio 2007
Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro- e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto.Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare. A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri.“Comunque prodotte”, ho scritto sopra a proposito di queste particelle che sono inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. E l’ultimo aggettivo è sinonimo di patogenico. Il fatto, poi, che siano anche non biodegradabili, vale a dire che l’organismo non possieda meccanismi per trasformarle in qualcosa di eliminabile, rende l’innesco per la malattia “eterno”, dove l’aggettivo eterno va inteso secondo la durata della vita umana.Le particelle di cui si è detto hanno dimensioni piccolissime, da qualche centesimo di millimetro fino a pochi milionesimi di millimetro, e più queste sono piccole, più la loro capacità di penetrare intimamente nei tessuti è spiccata; tanto spiccata da riuscire perfino, in alcune circostanze e al di sotto di dimensioni inferiori al micron (un millesimo di m millimetro), a penetrare nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana che le avvolge. Come questo accada sarà il tema di un incipiente progetto di ricerca europeo che vedrà coinvolto come coordinatore il nostro gruppo.Se è vero che la natura è una produttrice di queste polveri, e i vulcani ne sono un esempio, è pure vero che le polveri di origine naturale costituiscono una frazione minoritaria del totale che oggi si trova sia in atmosfera (atmosfera significa ciò che respiriamo) sia depositato al suolo, ed è pure vero che la loro granulometria media è, tutto sommato, relativamente grossolana. È l’uomo il grande produttore di particolato, soprattutto quello più fine. Questo perché la tecnologia moderna è riuscita ad ottenere a buon mercato temperature molto elevate a cui eseguire le più svariate operazioni, e, in linea generale e a parità di materiale bruciato, più elevata è la temperatura alla quale un processo di combustione avviene, minore è la dimensione delle particelle che ne derivano. A questo proposito, occorre anche tenere conto del fatto che ogni processo di combustione, nessuno escluso, produce particolato, sia esso primario o secondario. Per particolato primario s’intende quello che nasce direttamente nel crogiolo, per secondario, invece, quello che origina dalla reazione tra i gas esalati dalla combustione (tra gli altri, ossidi di azoto e di zolfo) e la luce, il vapor d’acqua e i composti principalmente organici che si trovano in atmosfera.Al momento attuale, la legge prescrive che l’inquinamento particolato dell’aria sia valutato determinando la concentrazione di particelle che abbiano un diametro aerodinamico medio di 10 micron - le ormai famose PM10 - e prescrive che la valutazione avvenga per massa. Nulla si dice ancora, invece, a proposito delle polveri più sottili: le PM2,5 (cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron), le PM1 (diametro da 1 micron) e le PM0,1 (diametro da 0,1 micron). Sono proprio quelle le polveri realmente patogene, con una patogenicità che cresce in modo quasi esponenziale con il diminuire del diametro. E per avere un’idea degli effetti sulla salute di queste poveri occorre che le particelle siano non pesate ma classificate per dimensione e contate. Dal punto di vista pratico, la massa di una particella da 10 micron corrisponde a quella di 64 particelle da 2,5 micron, oppure di 1.000 da un micron, oppure, ancora, a quella di 1.000.000 di particelle da 0,1 micron. Perciò, valutare il particolato in massa e non per numero e dimensione delle particelle non dà indicazioni utili dal punto di vista sanitario e può, anzi, essere fuorviante.Venendo al problema dell’inquinamento da rifiuti, è ovvio che questi debbano, in qualche modo, essere smaltiti.A questo punto, è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l’universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa.Ciò che avviene quando s’inceneriscono i rifiuti, dunque, altro non è se non la loro trasformazione in qualcosa d’altro, e questa trasformazione è ottenuta tramite l’applicazione di energia sotto forma di calore.Stante tutto ciò che ho scritto sopra e che è notissimo sia tra gli scienziati sia tra gli studenti delle scuole medie, se noi bruciamo l’immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e, con i cosiddetti “termovalorizzatori” – una parola che esiste solo in Italiano e che evoca l’idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall’operazione – la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche.Malauguratamente, non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo PM10 (peraltro, la legge sugl’inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più arretrata) e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita. Ancora malauguratamente, tuttavia, l’organismo non si cura delle leggi e le patologie da polveri sottili (le PM10 sono tecnicamente polveri grossolane), un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento. Tra queste, le malformazioni fetali e i tumori infantili.Tornando ala legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell’incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene. Poiché nel processo d’incenerimento occorre aggiungere all’immondizia calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso “smaltire”, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico. E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall’alta temperatura), ai furani, agl’idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all’ossido di carbonio e quant’altro.Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno “smaltite” per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1.Si mediti, poi, anche sul fatto che l’incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno. I “termovalorizzatori” devono funzionare ad alta temperatura e, per questo, hanno bisogno di quei materiali che possiedono un’alta capacità calorifica, vale a dire proprio le plastiche, la carta e il legno che potrebbero e dovrebbero essere oggetto di tutt’altro che difficile riciclaggio.Tralascio qui del tutto il problema economico perché non rientra nell’argomento specifico, ma il bilancio energetico è fallimentare e, se non ci fossero le tasse dei cittadini a sostenere questa forma di trattamento dei rifiuti, a nessuno verrebbe mai l’idea di costruire impianti così irrazionali.Rimandando per un trattamento esaustivo dell’argomento ai numerosi testi che lo descrivono compiutamente, compresi i siti Internet dell’ARPA e di varie AUSL, la conclusione che qualunque scienziato non può che trarre è che incenerire i rifiuti è una pratica che non si regge su alcun razionale. Ma, al di là della scienza, il sensus communis del buon padre di famiglia che per i Romani era legge può costituire un’ottima guida. Usare i cosiddetti “termovalorizzatori” spacciandoli per un miglioramento tecnico, poi, non fa che peggiorare la situazione dal punto di vista del nanopatologo, ricorrendo questi a temperature più elevate. Perciò, una pratica simile non può essere in alcun modo presa in considerazione come alternativa per la soluzione del problema legato allo smaltimento dei rifiuti, se non altro perché i rifiuti non vengono affatto smaltiti ma raddoppiati come massa e resi incomparabilmente più nocivi.Stefano Montanari – Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics Via E. Fermi, 1/L – 41057 San Vito (Modena)http://www.blogger.com/